Cyma - Mauser "Schnellfeuer"



 

Tra gli iscritti al Forum di ASC, spicca l'utente "Mazariol" il quale dimostra di essere particolarmente preparato in materia di equipaggiamenti ed armamenti di guerre passate.
La competenza merita un posto in prima pagina e, dato che il tema del mese è quello del Reenacting, si è pensato di rendere leggibile ai lettori anche non iscritti, alcuni suoi lavori.
A lui la "parola".
Etabeta


Parlare delle pistole Mauser “manico di scopa”, è come entrare in un universo parallelo, guardando un oggetto che si può o meno apprezzare, ma che comunque, già al primo acchito, non lascia indifferente.
La loro storia si snoda per poco più di mezzo secolo, e passa attraverso guerre famose e dimenticate, nazioni lontane, personaggi grandi o solo pittoreschi.
Il fatto è che la Mauser (e tutte le sue derivate spagnole e cinesi), hanno un qualcosa di indefinito; sono certamente “armi manesche”, ma differenti. E magari, a ben guardare, sono delle carabine spogliate di ogni orpello, e col calcio amovibile per facilitarne il porto; anzi, armi affatto nuove, che precedono concettualmente, ad esempio, la famosa M1 Carbine Winchester, come strumenti di difesa personale a mezza via fra moschetto e pistola.
Come sia, la C96 fu progressivamente modificata, in dettagli costruttivi più o meno importanti, ma senza mai perdere la sua connotazione peculiare; il grande salto avvenne nel 1932, quando ne apparve una variante capace di sparare tanto a colpo singolo che a raffica, e alimentata da serbatoi amovibili, anziché da lastrine di proiettili.
Questa variante, ufficialmente, era appunto il modello 1932, o Schnellfeuer (a tiro rapido); ma è conosciuta come 712, dal numero d’inventario con cui appariva in un catalogo di vendita, durante quegli anni.
C’è da dire che l’arma non era tratta dal sacco di farina della Casa Mauser; la prima “manico di scopa” con tiro selettivo a colpo singolo ed a raffica fu prodotta nel 1927 dalla casa spagnola Beistegui, e una seconda simile arma seguì l’anno successivo col marchio Astra. In Germania si capì come tirava il mercato, e ci si adattò.
Le “manico di scopa” a raffica trovarono largo impiego durante la guerra civile spagnola, e furono distribuite a militari tedeschi nel corso della seconda guerra mondiale.
Fu il canto del cigno per quest’arma, soppiantata da prodotti forse meno raffinati, ma certamente più adatti ad essere impiegati sul campo di battaglia.

Un’arma simile non poteva che attrarre l’attenzione dell’industria modellistica. Andando lontano nel tempo, una prima riproduzione in scala naturale, ed in kit di montaggio, la produsse la ormai defunta LS. In tempi più recenti, ne uscì uno stupendo modello della nipponica Marushin. Questa marca commercializza ora una versione Airsoftgun a gas, nel calibro 8 mm, sempre con la stessa straordinaria qualità, e con un prezzo corrispondente (per intenderci, più che sufficiente a comprare un ak47 cinocopia). Troppo bella, e costosa, per non rimanere tranquilla a casa, esposta all’ammirazione del proprietario e degli amici come un gioiello della corona, e magari ogni tanto per una seduta di barattoling.

Gironzolando per la rete, su un sito della comunità europea ho scoperto alcune cinorepliche, fra cui era presentata ad un prezzo incredibile una Mauser 712 a molla, con tanto di hop up fisso.
Come il grande Oscar Wilde, so resistere a tutto fuorché alle tentazioni… e allora, dopo pochi giorni, assieme ad un altro paio di giocattoli, eccomi consegnata una bella copia della mitica Schnellfeuer.
La confezione è in linea coi prodotti cinesi correnti: in polistirolo, coi recessi per il prodotto e gli accessori, e con un coperchio abbastanza ben realizzato in cartone. All’interno, la nostra replica (peso dichiarato 800 grammi), un caricatore, e un sacchettino di cinopallini gialli da buttare subito.
 


Il modello, una volta estratto, si presenta bene: anche se non ci sono marchi, dovrebbe averlo realizzato la Cyma, un marchio cinese in crescita e che gode di buona reputazione fra gli estimatori delle repliche ACM.

 




Lo formano dei gusci in metallo, su cui sono modellati nitidamente tutti i dettagli dell’originale. Anche se si tratta solamente di ornamenti estetici, l’impressione è buona, per la nitidezza del dettaglio e la perfezione delle superfici.
Sono mobili l’alzo (non regolabile, comunque), ed il cane. Anche il caricatore è in metallo, sempre composto di due gusci uniti da viti.
Le guancette sono in plastica, un po’ troppo fibrose e translucide per simulare il legno.
Manca l’intaglio per il calciolo fondina, sull’impugnatura.
L’assieme (guancette escluse) è ricoperto di vernice nera opaca, e trasmette una sensazione di realismo notevole, tenuto anche conto del prezzo contenuto; la qualità del colore non è delle più elevate, dato che ogni minimo urto provoca delle abrasioni.
 


L’unico dettaglio fuori posto è un rilievo cilindrico sulla parte anteriore di quello che, nell’originale, è l’otturatore.
 



La sorpresa viene quando provo a scarrellare: afferro le alette dell’otturatore, tiro, e si muove indietro l’intera parte superiore del castello!
Rivela un meccanismo a molla e pistone di discreta fattura, ma toglie un po’ di fascino alla replica.
 



Beh, è il momento della prova a fuoco… anzi ad aria; che fiasco!
Dopo aver provato qualche pallino su bersagli di circostanza, eseguo le consuete tre prove: due a cinque metri, in appoggio ed a mano sciolta, ed una a dieci metri, constatando che la copia ha mantenuto anche il peggior difetto dell’originale. Le mire sono di fatto in acquisibili, per cui il tiro avviene a stima (e si vede).
 


(in rosso il tiro a 5 metri in appoggio; in verde il tiro a 5 metri a mano libera; in azzurro a 10 metri a mano libera)

Sono un poco incavolato, ma penso che almeno in parte l’imprecisione dipenda dal meccanismo interno. Mano al cacciavite, e ancora una sorpresa!
Quasi tutto è in metallo, e ben lavorato! Le uniche parti in plastica sono il cilindro e la sua testa.
 


Dopo un poco di ponzamento, ecco la strategia: limetta smeriglio e pasta abrasiva, con una giusta dose di grasso al silicone.
Studio le parti a contatto, e con la pasta abrasiva porto a lucido il metallo: lavoro semplice, visto che si tratta di lega morbida.
La pasta abrasiva mi serve anche per la vernice.
L’arma originale era brunita con finitura lucida; con un vecchio truppo dei lontani tempi modellistica, la pasta abrasiva lucida la vernice, ma ne asporta anche una porzione, lasciando intravedere il metallo sottostante. L’effetto è decisamente interessante.

Bene, una mezza giornata di sereno lavoro modellistica (che tuffo in anni più spensierati, ragazzi!) e la replica ha un aspetto abbastanza convincente.
 


Ora si tratta di vedere se e cosa ha guadagnato in precisione. Con una mini fresa ed un trapanino ho aperto un poco la tacca di mira, ma è fatica sprecata. Questo giocattolo non è fatto per sparare!
 



(seconda seduta di tiro: in rosso a 5 metri con appoggio, in verde a 5 metri a mano sciolta, in azzurro a 10 metri a mano sciolta)

Come il K98K della Dboy, fa la sua figura e anche un po’ di rumore in caso di reenactment, ma per il gioco è meglio lasciarlo perdere…
E si che la potenza ci sarebbe: il venditore la indica a 270 fps, ossia a quasi 0.7 joule; il che, per una mollona, è un risultato di rilievo.
Anche il funzionamento, dopo i lavoretti di miglioria, è diventato liscio, liscio…
Ora è il momento di tirare le somme, ma avviso che non sarò imparziale: la Mauser Broomhandle reale è una fra le armi che più mi affascinano, e qualsiasi suo modello per me è da prendere ed esporre.

La replica di base è fra il discreto ed il buono. Non fosse per la “gobba” sul vano di caricamento ed esplulsione, sarebbe quasi perfetta. Messa in collezione, fa già la sua bella figura; e con qualche attenzione modellistica (si può arrivare a sverniciarla e brunirla, ed a rifare le guancette in legno) dà parecchio.
Trovando una fondina (ed è un bel grattacapo) la si può portare in reenactment, magari aperto ad orizzonti diversi dalla seconda guerra mondiale, come la guerra di Spagna, o le Special Night Squads organizzate da Orde Wingate in Palestina nel 1936.
Voto finale: un bel sette tondo, perché, anche se non si può sparare, è una 712. E basta!

Mazariol


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